Ultimo Aggiornamento: 17 Settembre 2022

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Privacy sui social: cosa rischiano realmente i nostri dati personali?

Sempre più attività avvengono su Internet e sempre più persone usano la rete sia per motivi personali, sia per motivi di lavoro (al giorno d’oggi ci sono circa 5 miliardi di utenti web). Stesso discorso si può fare per le piattaforme dei social network, che nell’ultimo decennio hanno avuto una crescita esponenziale: sono passate dai circa 1,5 miliardi di utenti nel 2012 ai 4,6 miliardi di utenti attivi al giorno d’oggi.

Questi numeri vanno di pari passo con l’uso stesso: passiamo sempre più tempo davanti a Internet e i social. In media, un utente Internet passa circa 7 ore al giorno sul web, mentre un utente social passa circa 2 ore e 30 minuti al giorno usando le piattaforme social. In tutto questo tempo, le persone creano una marea di dati relative alle proprie attività e molti di questi li condividono liberamente sui social: ma tutti questi dati come vengono usati dai social stessi?

Privacy e social network: contenuti e dati personali

Contenuti sempre più visivi portano a sempre più dati condivisi

Sappiamo bene che lo scopo principale dei social è la condivisione dei contenuti che porta poi all’interazione fra utenti. Un tempo si preferivano più i contenuti scritti, come nei primi anni di Facebook quando la creazione e condivisione di post scritti era molto comune, così come rispondere tramite i commenti.

Ora ormai hanno preso piede social che prediligono contenuti più visivi: foto e video sono la tipologia di contenuti principalmente condivisa sui social come Instagram, Snapchat e TikTok. Soprattutto quest’ultimo sta crescendo fortemente in Italia, toccando quota 10,3 milioni di utenti a fine 2021. Piuttosto che scrivere, è più facile scattare una foto o girare un video; così come piuttosto che commentare, meglio lasciare un cuoricino o qualche altra reazione.

Passando dai contenuti scritti a quelli più visivi è facile capire che finiamo con il condividere sempre più dati personali. Usando poi funzioni come le Storie di Instagram, gli utenti possono pure condividere contenuti visivi che vengono eliminati dopo 24 ore dalla condivisione: ciò ha portato molte persone a usare le Storie come una sorta di condivisione costante di ogni attività quotidiana (o almeno di quelle più significative).

La creazione dei contenuti e l’interazione con tali contenuti è quindi diventata sempre più diretta. Sommiamo a ciò il fatto che sui social chiunque si sente libero di comportarsi come preferisce, visto che le interazioni con le altre persone avvengono dietro uno schermo, ed ecco che ci ritroviamo a combattere con fenomeni come gli haters e il cyberbullismo sui social.

Entrambi sono problemi molto diffusi sui social, visto che queste piattaforme stanno funzionando come amplificatore di fenomeni che prima avvenivano solo faccia a faccia (come offese, insulti, molestie o prese in giro). Per esempio, secondo lo studio di OpenPolis, viene stimato che circa 1 adolescente su 2 (in età 11 – 17 anni) subisce almeno un atto di bullismo o cyberbullismo all’anno.

Per non parlare poi del fenomeno degli haters, ovvero persone che commentano con insulti e offese gratuite i contenuti condivisi da persone che non conoscono minimamente. In entrambi i casi, gli algoritmi dietro le piattaforme social non aiutano e anzi favoriscono comportamenti di questo genere, perché i contenuti che creano conflitto sono quelli che creano più interazione.

Profilazione, bolla dei social e pubblicità mirata

Come tutelare la privacy sui social

Come tutelare la privacy sui social

Infatti, gli algoritmi sono sviluppati per profilare i singoli utenti: ogni interazione che facciamo sui social, da quanto tempo dedichiamo a vedere i post e le foto fino ai contenuti che preferiamo vedere e quelli che invece saltiamo, gli algoritmi raccolgono costantemente dati sui nostri comportamenti. Studiando come ci comportiamo e come interagiamo sia con i contenuti, sia con gli altri utenti, questi algoritmi vanno a creare una sorta di “bolla”.

Ovvero, sui social ci verranno mostrati contenuti simili per convincerci a continuare a passare tempo sul social piuttosto che chiuderlo. Così come verranno suggeriti profili e pagine che possono potenzialmente combaciare con i nostri interessi. Tutto ciò è possibile grazie all’enorme mole di dati che gli algoritmi dei social raccolgono su di noi, utili per profilarci e categorizzare i nostri interessi.

Ovviamente questi dati vengono usati sia per trovare nuovi modi per farci passare sempre più tempo (e interagire sempre di più) all’interno dei social, sia vengono usati per le pubblicità targettizzate e venduti al miglior offerente. Non solo, perché le app dei social tendono a tracciare la nostra attività al di fuori dell’app, anche se sempre più dispositivi permettono di limitare e bloccare questa attività di tracciamento.

Diventa quindi fondamentale prendere coscienza dei dati che si caricano sui social, così come di tutte le cose che si condividono quotidianamente. Come suggeriscono i consigli di ExpressVPN per la privacy sui social, sono tante le funzioni che fortunatamente le piattaforme social mettono a nostra disposizione per controllare la privacy del nostro account.

Possiamo infatti gestire la visibilità del nostro profilo, scegliendo chi può vedere la nostra attività sui social (e magari limitandola solo ai nostri amici o follower che accettiamo). Si può anche limitare l’attività nei commenti, come per esempio bloccarli del tutto, e decidere di condividere determinati contenuti solo con le cerchie di amicizie più strette. Inoltre, sono presenti anche impostazioni per gestire la raccolta dati delle app social e limitare le pubblicità basate sui nostri interessi.

Il phishing al tempo dei social: occhio ai messaggi

privacy sui social

Uno dei più grossi problemi di Internet è il phishing via email: si tratta di truffe pensate con lo scopo di sottrarre dati personali o installare del malware sui dispositivi delle vittime. I malintenzionati inviano delle comunicazioni urgenti, spacciandosi per una società o un ente rispettabile. In molti casi sono email inviate dalla banca, dall’INPS, dalle Poste, dai fornitori di energia oppure email da grossi e-commerce come Amazon o eBay, email da servizi di streaming o da produttori di software.

Le possibilità per i malfattori sono infinite e anzi, preferiscono spacciarsi per grandi aziende o enti pubblici perché così ci sono maggiori possibilità che chi riceverà il messaggio truffaldino, avrà davvero un account presso quel servizio. Il phishing si è evoluto e ormai avviene anche via SMS (prende il nome di Smishing) oppure via chiamata telefonica (Vishing).

Non solo, perché i malfattori vanno a caccia dei nostri dati anche sui social. Di base, possono già raccogliere un’enorme quantità di dati semplicemente visitando i nostri profili (e se sono privati, proveranno a inviare una richiesta di amicizia o follow). Spesso queste operazioni sono totalmente automatizzate e sono dei bot a scandagliare i social per raccogliere i dati.

Oltre a ciò, possono tempestarci di messaggi nelle varie chat dei social: possono creare profili fake con l’obiettivo di raggiungere il loro scopo. Persone che ci aggiungono promettendoci opportunità di lavoro o di investimento; persone che ci aggiungono dicendo che vogliono iniziare una relazione con noi; persone che ci aggiungono inviandoci link a fantomatici siti di e-commerce con prodotti in forte sconto oppure link a lotterie a premi.

Anche in questo caso non esiste limite all’inventiva dei malintenzionati: basta immaginare che il phishing avviene anche nei messaggi sulle console (come Playstation e Xbox), dove i truffatori provano a far abboccare all’amo i giocatori promettendo software per aggiungere trucchi ai videogiochi.

Indipendentemente da dove accade il phishing, il copione rimane sempre lo stesso: si tratta di messaggi o email inviate da contatti sconosciuti, che di solito hanno un senso di urgenza oppure promettono qualcosa di incredibilmente utile e vantaggioso. Inoltre, nella maggior parte dei casi contengono dei link dove cliccare oppure dei file allegati da scaricare.

Mai cliccare su questi link, perché finireste sulle pagine di un sito malevolo e tutti i dati lì inseriti cadrebbero direttamente nelle mani dei malfattori. Oppure si potrebbe finire con scaricare un malware sul proprio dispositivo, cosa che può accadere anche scaricando file allegati a un’email o inviati in un messaggio in chat.

La regola d’oro rimane sempre la stessa: non aggiungere persone sconosciute sui social, così come non credere a ciò che viene scritto da estranei e mai cliccare su link presenti in questi messaggi sospetti. Essenzialmente, si tratta di usare un po’ di buonsenso. In caso i messaggi sospetti siano inviati da società affidabili, ci si può togliere il dubbio contattando il servizio clienti della società che vi ha contattato per sapere se si tratta di una comunicazione vera o di un tentativo di phishing.

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